venerdì 23 settembre 2011

La Regione Ticino, 23 settembre

Pedemonte alla seconda prova d’appello

United colors of Pedemont

Aggregazione nelle Terre di Pedemonte, sicuramente uno dei temi più scottanti del decennio. Il nuovo progetto amministrativo di fusione dei Comuni di Tegna, Verscio e Cavigliano (un precedente tentativo fallì per il “no” di Tegna nel 2002), molto ‘chiacchierato’ e ancora avvolto da incertezze, ha acceso (un tantino troppo) gli animi in occasione delle serate informative destinate alla cittadinanza.

Un nuovo sistema

territoriale

Per alcuni (Commissione di studio, Municipi di Verscio e Cavigliano e alcune sezioni dei partiti storici) è un percorso che permetterebbe di avere una maggiore rappresentanza politica e progettualità. Si tratterebbe di un servizio globale migliorativo per il territorio con una razionalità economica gestionale, quindi, con diminuzione dei costi della macchina amministrativa. La scelta della fusione andrebbe anche a diminuire la rappresentanza amministrativa (si calcola che oggi circa 150 persone ruotino attorno ai poteri istituzionali, alle aziende municipalizzate e ai consorzi nei tre villaggi geograficamente contigui). La rete di relazioni associative odierna non basta: il sistema territoriale pedemontano è cresciuto, sono cresciute le dinamiche e le esigenze della popolazione (circa 2600 anime). Motivo per cui occorre andare oltre, superare le lentezze, restringere i tempi decisionali, costruire procedure pianificatorie e regole omogenee per offrire servizi migliori ai cittadini. Tutto ciò, sempre a detta dei fautori dell’aggregazione, richiede una capacità di conduzione amministrativa più forte, più coesa, più in linea coi tempi. Infine essendo il territorio pedemontano decentrato rispetto alla città polo, Locarno, i fautori dell’unione amministrativa ritengono necessario un rafforzamento di rappresentanza per ottenere maggiore ‘peso’ e, di conseguenza, maggiore considerazione. “Tre Terre” (questo il nome del nuovo Comune all’orizzonte) è lo strumento legislativo a disposizione per dare, a questa realtà oggi ancora divisa, più forza, rappresentatività e potere.

Senza soldi, addio

progettualità

Su posizioni completamente opposte i contrari (Municipio di Tegna in primis e Gruppo apolitico di chiarezza), a detta dei quali, in mancanza di misure d’accompagnamento finanziarie sufficienti dal Cantone (2 milioni di base), le comunità come sono organizzate oggi dovrebbero rimanere inalterate. “Senza i soldi, nessun progetto” è il ritornello ripetuto in queste settimane. Sempre l’Esecutivo di Tegna reputa troppo “versciocentrico” lo studio, che lascerebbe a Tegna solo le briciole (nuova sede scolastica e null’altro). Altro argomento sollevato, quello della prossimità al cittadino: un Comune piccolo consente di essere realmente vicini ai cittadini, motivo per cui stando ai contrari al cambiamento istituzionale è impensabile eliminare questo tipo di rappresentanza. Si finirebbe col perdere il rapporto con la gente.

La “sposa virtuosa” (il moltiplicatore d’imposta – forte deterrente – al 75 percento è il più basso ma il debito pubblico rimane però elevato) arriccia dunque il naso all’idea di un matrimonio, preferendole forme di collaborazione. La popolazione locale è alquanto divisa e lo si è visto, concretamente, in occasione dei roventi dibattiti pubblici.

Il percorso della fusione avrà il giudizio dei cittadini il prossimo 25 settembre. Vada come vada, sarà un voto di portata storica. Potrebbe, infatti, cambiare il quadro della geografia comunale. Per questo è importante che gli aventi diritto di voto partecipino in massa alla votazione consultiva. Si può essere d’accordo o meno con l’idea, ma rinunciare al diritto-dovere del voto è sempre e comunque sbagliato.


Ricchi e poveri, ma rispettosi

Peccato. Davvero peccato. Nell’attesa che qualcosa di più costruttivo, un giorno, si muova, nel Pedemonte sono stati nuovamente i riflessi del moltiplicatore d’imposta di Tegna ad abbagliare il dibattito sull’aggregazione. Con argomentazioni che hanno quasi il sapore di malriposto desiderio di rivalsa, con scene da recita parrocchiale e arringhe ripetute allo sfinimento (le stesse già udite in occasione del precedente progetto aggregativo, nel 2002) si è arrivati, alla fine, a serate informative che hanno lasciato l’amaro in bocca a molti tra il pubblico.

Nel dibattito sono intervenuti diversi cittadini e con pregevoli idee e proposte. Ma sin dall’inizio c’è stato chi ha contestato il diritto di tutti gli altri a non apprezzare tali suggerimenti. Nulla da eccepire: ognuno può manifestare le sue idee, ci mancherebbe. Ma certo non sono accettabili i toni a volte usati, assai poco urbani e soprattutto, in una società di gente per bene, le violenze verbali, invettive e provocazioni che qualche malcapitato (spesso oltretutto assente in sala!) ha dovuto ingoiare.

Avremmo preferito davvero che queste serate fungessero da punto importante di scambio di idee e prospettive diverse, confronto anche molto acceso e dialettico, ma sempre improntato alla correttezza e mai trasceso nell’attacco personale. Litigare in merito alla collocazione della sede amministrativa, o per dove far nascere un ufficio, un recapito, una casa per i ragazzi, un ente qualsiasi serve poco, anzi indebolisce tutti. Costava poco, dopotutto, sia a chi ostenta ricchezza, sia a chi insegue grandi progetti fiducioso nell’aiuto del vicino, povero o ricco che sia. Al cittadino elettore, ora, il compito di decidere se le ridotte dimensioni di certe amministrazioni sono un fattore di blocco micidiale e se sia assolutamente necessario mettere a fattore comune le scarse risorse disponibili.

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